I Sammarinesi fin dall'inizio della loro evoluzione storica, si sono dovuti adoperare per essere costantemente combattenti e difensori della loro vita e della loro terra.
Per tale motivo, accanto ai luoghi di culto, gli abitanti del Titano si preoccuparono di costruire anche mura e robusti fortilizi adatti alla difesa della comunità.
Non avendo la possibilità economica di dotarsi di truppe mercenarie, ogni maschio di San Marino, di età compresa tra i 14 ed i 60 anni, doveva obbligatoriamente arruolarsi nella milizia cittadina, ed accorrere per esercitarsi, nonché difendere, il paese quando richiamato.
Fu così che si sviluppò , in epoca imprecisata, un gruppo di militi sammarinesi armati di balestra, di cui abbiamo notizia per la prima volta grazie ad un documento del 1406, che elenca 75 uomini tenuti a portare le balestre per un servizio di pattugliamento e vigilanza durante lo svolgimento del mercato.
Anche prima di questa data, comunque, sicuramente esistevano tiratori con la balestra tenuti ad prestare la loro abilità per la difesa di tutti, così come vi sono testimonianze dell'uso della balestra a San Marino per scopi militari, sia per gareggiare nei palii, sia per andare a caccia sino al XVIII secolo.
Attualmente fanno parte del Gruppo una sessantina di tiratori provenienti dai nove Castelli della Repubblica. La Federazione può contare anche su vari maestri artigiani sammarinesi, che nel tempo hanno affinato conoscenze tecniche ed un particolare stile nella costruzione delle balestre.
L'arco della balestra è in acciaio, i fili in fibra vegetale, il teniere è di noce o di rovere, la noce (il meccanismo di incoccatura e sgancio) è di ottone. Le frecce sono di legno di faggio, con il puntale in acciaio, le alette direzionali sono di penna d'oca o di tacchino.
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